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La
Fata Scura
Le
Fate, si sa, sono esseri impalpabili e sensibili che vivono di preferenza
nei boschi e ovunque vi sia vegetazione di cui prendersi cura, poiché
una tra le loro funzioni è quella di seguire tutti i delicati processi
di generazione e rigenerazione di piante, fiori e alberi. Le Fate amano
molto condividere le loro danze e i loro giochi con altri Spiriti della
Natura che abitano la Terra e gli altri Elementi, e in generale sono attratte
da tutto ciò che è piacevole e leggero, compresi i pensieri,
mentre rifuggono le atmosfere cupe e tristi che le appesantiscono togliendo
loro luce e vitalità.
Queste
Fate che presiedono alla vegetazione nascono generalmente nelle notti
di Luna Piena: quando un raggio di Luna incontra una goccia di rugiada,
si forma come una nuvoletta di vapore opalescente che si addensa fino
a diventare una sorta di minuscolo batuffolo, un bozzolo soffice e luminoso
fatto dei sogni più belli, dal qualecon il primo raggio di Sole
emerge una nuova Fata circondata dal suo alone luminoso.
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Una
notte nel Bosco, proprio mentre la Luna nutriva coi suoi raggi il
candido bozzolo nel quale si stava formando una Fatina vegliata
dagli altri Spiriti della Natura, passò una enorme nube nera
che oscurò completamente l'astro e la sua luce. Non era una
nube qualunque, fatta di pioggia, lampi e tempesta. Era una nube
terribile che, passando sulle città degli uomini, si era
saturata di rabbia, gas e frenesia, di rancore e rumori assordanti,
di tutte le emozioni più dense e pesanti, di tutti i pensieri
violenti. In due parole, puro veleno. Al passaggio della nube davanti
alla Luna, immediatamente il
bozzolo iniziò a sussultare e a contrarsi, e la sua luce
cominciò ad affievolirsi. Invano Fate, Elfi, Gnomi e Folletti
si prodigarono intorno all'embrione di Fata: una cosa simile non
era mai accaduta, e nessuno sapeva cosa fare. Non restava che attendere
l'alba.
L'alba venne, e col primo raggio di Sole l'involucro, ormai simile
a un grumo di ragnatela rinsecchita, si ruppe.
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Tutti
trattennero il fiato, e alla vista della creatura che faticosamente uscì
dal bozzolo non riuscirono a trattenere un gemito di orrore: era un essere
informe e inquietante, senza contorni definiti, una Fata scura, densa
e stropicciata come non se n'erano mai viste prima, dal viso e dal corpo
segnati da solchi ancor più scuri che la rendevano simile ad un
frutto avvizzito.
Ammutoliti dallo stupore e dal timore, le creature del Bosco indietreggiarono
svelte di un buon passo, allontanandosi dall'ultima nata. Questa percepì
il freddo e la distanza, e divenne ancor più informe e rinsecchita.
"E' proprio brutta, con quelle rughe!" mormorò una Fata
Azzurrina, e sul volto della Fata Scura comparvero immediatamente altri
solchi.
"E' cosi scura e densa!" fece eco un'altra Fata, e Scura divenne
ancor più scura e densa, e si accigliò.
"Sembra così goffa e contorta per essere una Fata..."
disse uno Gnomo, e Scura si sentì rattrappire le gambe già
malferme, e finì carponi a terra. Era appena venuta al mondo e
non capiva cosa le stesse accadendo, ma di certo non era piacevole.
"E questo è niente! Guardate: senza luce com'è, le
piante appassiranno al suo tocco!" gridò una Fata Verde, allarmando
tutta la comunità del Bosco.
"E i semi non germoglieranno!" terminò un'altra.
Scura,
disorientata, si guardava intorno mentre il suo sguardo si faceva sempre
più torvo e, chissà perché, appannato.
"Una
Fata con questo aspetto non può che essere malvagia o portare sfortuna..."
sussurrò uno Gnomo, sottovoce sì, ma non abbastanza: Scura
si voltò dalla sua parte proprio mentre una grossa ghianda si staccava
dalla quercia sovrastante e colpiva lo Gnomo dritto sulla testa... A quel
punto fu
un parapiglia generale: mentre alcuni Gnomi soccorrevano l'incauto sfortunato,
Fate e Folletti si abbandonavano ad animati commenti: "Allora è
vero che porta sfortuna!" faceva uno. "E' lei stessa una sfortuna
per la nostra comunità!" diceva un altro, e così via.
Scura
sentiva dolore dappertutto mentre il corpo si raggrinziva ancora, e un
dolore al petto che si faceva sempre più acuto; il suo corpo si
accartocciava e il suo sguardo diventava sempre più annebbiato,
fino a che un liquido salato prese a scorrerle dagli occhi lungo il viso.
Poi qualcosa in lei si ruppe, e con un urlo che raggelò i presenti
fece un balzo e si trascinò barcollando nel folto del Bosco.
Mentre passava accanto ai ruscello, l'istinto le suggerì di specchiarvisi
per vedere cosa spaventava tanto chi l'aveva accolta, ma le Ondine stesse,
alla sua vista, indietreggiarono, così che l'acqua si ritirò.
Era davvero troppo per la piccola Fata Scura che, con un grugnito insieme
sdegnoso e rassegnato, sparì rifugiandosi in quell'angolo scuro
del Bosco dove il Sole non batteva mai.
Un
Elfo dal cuore sensibile aveva assistito pensieroso alla sequela di avvenimenti
che avevano gettato il Bosco nel panico, panico che, come ben si sa, non
si addice molto agli Spiriti fatati. Gli Elfi, creature che amano la compagnia
delle Fate, sono fortunatamente molto rapidi nel captare l'essenza degli
eventi e a formulare soluzioni. L'Elfo aveva notato che la piccola Fata
Scura era peggiorata a vista d'occhio dopo la sua nascita, come se avesse
dato corpo ai timori e alle previsioni dei suoi compagni sconcertati.
E certamente era stato l'influsso di quella nube a causare quello strano
fenomeno. L'Elfo si mise allora alla ricerca della Fata, certo di poter
rimediare alla situazione, e la scovò raggomitolata nel freddo
e buio angolo del Bosco dove crescevano solo i funghi velenosi.
L'Elfo non aveva paura di Scura perché aveva il cuore leggero come
l'Aria e l'Aria non si può ferire,
quindi le sì avvicinò e cominciò a soffiarle intono
piccoli vortici leggeri come lui, cercando di solleticarla per farla almeno
sorridere. Ma Scura non ne voleva sapere, e con uno "sgrunt"
sì girò dall'altra parte. Allora l'Elfo volò a raccogliere
dal fiore più vicino una goccia di nettare dolcissimo e lo offrì
alla Fata intrufolandosi tra le foglie marce che la celavano. Scura si
irritò ancor di più e, per scacciare l'intruso, cercò
di colpirlo, ritrovandosi tutta impiastricciata di nettare che, suo malgrado,
così assaggiò. Tutta quella dolcezza sembrò placare
il suo tormento, e finalmente Scura si addormentò.
Intanto l'Elfo aveva riunito l'assemblea, esponendo un piano che aveva
convinto tutti gli Spiriti della Natura abitanti nel Bosco. Tutti quanti,
dispiaciuti per essersi lasciati travolgere dalle loro paure e per aver
abbandonato a se stesso un membro della comunità del Bosco in difficoltà,
si misero all'opera cercando di aiutare quella piccola Fata Scura che
forse essi stessi, inconsapevolmente, avevano contribuito a far diventare
un mostro.
Fate,
Gnomi, Elf e Folletti lavorarono tutto il giorno per sfoltire la vegetazione
che, nel luogo in cui Scura si era rifugiata, ostacolava il passaggio
ella luce. Verso il tramonto, trasportarono nei luogo in cui Scura giaceva
una gran quantità di profumati petali di fiori dei più bei
colori, e senza svegliare la piccola, li sostituirono alle foglie marce
che la nascondevano alla vista. Poi la vegliarono tutta la notte e, mentre
la luce della Luna che filtrava tra i rami e le foglie la accarezzava
dolcemente, cantarono per lei.
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"Sei
una Fata bellissima..." intonava un Elfo; "...luminosa
e leggera..." proseguiva una Fata; "...Sei sensibile
e flessuosa..." cantava qualcuno, "...gentile ed elegante..."
concludeva qualcun altro, e così in coro, per tutta la
notte, gli Spiriti fatati del Bosco tesserono gli elogi di quella
piccola Fata, inviandole dal profondo del cuore parole e pensieri
accoglienti, pieni d'amore e di tenerezza.
Giunse
l'alba, e la Fatina si svegliò con uno strano solletico
nel petto. Il dolore era un ricordo lontano, forse un brutto sogno.
Qualcosa in lei era mutato, e nello stiracchiarsi del risveglio
percepiva il corpo trasformato, leggero. Le Salamandre dei primi
raggi di Sole la riscaldarono, mentre timida faceva capolino tra
bellissimi colori che non aveva mai visto. Agli occhi della
comunità del Bosco, che aveva vegliato tutta la notte,
apparve una bellissima Fatina Lilla e Rosa, luminosa, titubante
e stupita almeno quanto loro di un tale miracolo di trasformazione,
operato dal potere dell'amore e della fiducia trasmessi da tutti
quei cuori riuniti insieme.
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