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Il
Sogno dell'Orsa
Un tempo sulla Terra c'era un luogo magico, una Valle incantata circondata
da montagne altissime: tra queste una, la più alta, aveva un cuore
di Cristallo che raccoglieva e incanalava le energie purissime del Cielo
inviandole al centro della Terra e viceversa, creando un ponte essenziale
alla vita e all'equilibrio di tutto il pianeta. Nella Valle regnava l'armonia
tra gli uomini e gli Spiriti Guardiani della Natura, che erano continuamente
rigenerati dal contatto con la Montagna dal cuore cristallino.
In quel tempo la Valle era sorvegliata da un'Orsa vecchia e saggia, che
nei suoi sogni custodiva le risposte a ogni domanda che poteva affiorare
dal cuore degli uomini e degli Spiriti stessi. Quando qualcuno aveva domande,
si rivolgeva all'Orsa: l'Orsa si metteva a dormire nella sua caverna e
sognava, ed entrava nei sogni di chi aveva domande perché potesse
sognare risposte. Quando l'Orsa morì il suo Spirito, grande come
il suo cuore, rimase nella Valle a vegliare e a sognare per la vita di
tutti i suoi abitanti visibili e invisibili fino a che, come tante leggende,
fu dimenticata: allora non le rimase da fare altro che dormire un sonno
senza sogni.

Venne il tempo in cui gli
uomini, avendo dimenticato il legame sacro con la Natura ed i suoi Spiriti
Guardiani, presero a devastare senza alcun rispetto il volto e il corpo
della Terra, e nella Valle il cuore di Cristallo della Montagna alta e
Sacra si offuscò per il dolore di quelle ferite. Anche in quel luogo le
opere dell'uomo infransero l'armonia e ruppero l'incanto, deviando il
flusso delle acque di Sorgenti Sacre ed alterando gli intrecci dei sentieri
fatati, resi così inagibili agli Spiriti della Natura stessi. Gli Spiriti,
non più rigenerati dal Cristallo della Montagna ormai offuscato, cominciarono
a sentirsi venir meno a poco a poco, fino a svanire. Alcuni di loro, per
non fare quella fine, scelsero di rifugiarsi nel profondo della Terra
dove caddero in un sonno simile al letargo; altri decisero di nascere
tra gli uomini stessi per riportarli alla consapevolezza dell'antica alleanza
con la Natura; altri ancora rimasero coraggiosamente, ma erano pochi e
troppo deboli per governare gli Elementi di una Natura che, sofferente
e martoriata su tutto il pianeta, con i suoi spasmi di dolore provocava
catastrofi sempre più frequenti. La Terra gemeva, la Terra reagiva, e
i suoi Spiriti Guardiani di un tempo si sentivano impotenti di fronte
agli Elementi stessi, diventati incontrollabili e quasi impossibili da
gestire. Il cuore di Cristallo della Montagna Sacra, essendosi offuscato,
non riusciva neanche più ad armonizzare le energie celesti e quelle terrene,
e la Terra non poteva guarire.
Allora gli Spiriti si ricordarono
dello Spirito dell'Orsa che dormiva senza sogni, e le chiesero aiuto.
E l'Orsa, felice di essere stata chiamata, sognò.
Sognò che per guarire la
Terra bisognava risvegliare il potere della Valle e tutti gli Spiriti
Guardiani in essa addormentati; sognò che per far questo occorreva richiamare
nella Valle tutti quegli Spiriti che l'avevano lasciata per nascere tra
gli uomini e far battere all'unisono i loro cuori; sognò infine che bisognava
far risplendere e vibrare ancora il cuore di Cristallo della Montagna
Sacra perché tornasse a essere ponte tra la Terra e il Cielo, in modo
che la Terra potesse guarire e gli Spiriti della Valle risvegliati potessero
vivere e rigenerarsi.
L'Orsa sognò, ed entrò nei sogni di alcuni bambini che un tempo erano
stati Spiriti fatati della Valle, e i bambini sognarono una Festa. E la
Festa richiamava altri bambini a migliaia, e tra essi tutti quelli che
un tempo erano stati Spiriti Guardiani della Valle anche se non ne avevano
memoria. L'Orsa sognò i suoni della Festa, i suoi canti, le sue le danze,
le sue musiche; sognò quei suoni insieme al suono dei tamburi che faceva
battere all'unisono tutti i cuori dei bambini riuniti intorno ai fuochi;
sognò che il suono del battito dei cuori dei bambini giungeva al profondo
della Terra e risvegliava gli Spiriti in essa addormentati, perché tornassero
a svolgere in armonia e leggerezza i loro compiti di Guardiani della Natura
e dei suoi Elementi.
Restava solo da guarire il cuore di Cristallo della Montagna più alta
e Sacra.
E l'Orsa sognò ancora,
e sognò che bisognava cantare alla Montagna perché il suo cuore cristallino
si sciogliesse dal dolore e ritornasse puro e trasparente; sognò che il
suono da cantare era il Nome Sacro e Segreto che un bambino, memore di
essere stato Elfo, custodiva nel suo cuore; sognò infine che quel Nome,
per guarire la Montagna, doveva essere cantato dalla voce di una certa
bambina che un tempo era stata Fata in quella Valle, e che ora vi era
stata richiamata. L'Orsa sognò che l'Elfo e la Fata, rinati nel regno
umano per portare agli uomini la consapevolezza della necessaria armonia
con tutti gli esseri viventi, da bambini molto giovani si erano già incontrati
una volta: allora, la bambina aveva regalato al bambino un cristallo nero,
di un nero purissimo più nero della notte e del vuoto, che poteva racchiudere
in sé miliardi di stelle e universi segreti. Adesso, il bambino un tempo
Elfo e la bambina un tempo Fata si incontravano ancora nel sogno dell'Orsa,
mentre la Festa di risveglio riportava alla vita tutti i loro fratelli
e compagni fatati e impalpabili riunendoli a quelli ora incarnati in un
corpo umano tangibile.
Ma il bambino non voleva
aprire il suo cuore alla bambina che avrebbe dovuto leggervi il Nome segreto
per cantarlo alla Montagna, e non voleva perché sapeva che quel Nome è
quanto di più sacro ed intimo vi sia, e racchiude l'essenza ed il potere
di chi lo custodisce. Allora l'Orsa sognò ancora, sognò il cristallo nero
che la bambina Fata aveva dato al bambino Elfo, e sognò che quel cristallo
era il cuore stesso della bambina, cuore di cui lei gli aveva fatto dono
un tempo. La prima parte di un equo scambio era già avvenuta, ed il bambino
poteva sentirsi al sicuro: una volta che la bambina avesse cantato il
suo Nome alla Montagna per guarirne il cuore, egli poteva scegliere di
custodire il cristallo nero e stellato nutrendo fiducia nella bambina
e nella sua capacità di preservare il segreto, oppure infrangerlo. Se
l'avesse infranto, la bambina sarebbe svanita dal regno umano per tornare
tra gli Spiriti fatati Guardiani della Valle, e non avrebbe mai potuto
rivelare quel Nome ad altri, e il Nome sarebbe rimasto per sempre segreto.
E ancora l'Orsa sognò,
sognò il bambino che risplendeva mentre apriva il suo cuore cristallino,
puro e limpido alla bambina, e la bambina che riluceva cantando e danzando
alla Montagna quel Nome in esso custodito.
Come col battito del loro cuore i bambini alla Festa risvegliavano gli
Spiriti della Natura dormienti ridando loro la vita e il potere, così
col dono dei loro cuori il bambino un tempo Elfo e la bambina un tempo
Fata restituivano un cuore puro e trasparente alla Montagna Sacra, un
cuore libero dal dolore delle ferite, un cuore guarito e in grado di guarire
la Terra e i suoi abitanti visibili e invisibili: un cuore di Cristallo
terso e limpido, capace di far vibrare in risonanza Cielo e Terra per
sempre in armonia.
E da quel giorno, per sempre felice, l'Orsa sognò, e sognò, e sognò…
Dedicato all'Orsa che sogna e all'Elfo e alla Fata bambini che sono
dentro ciascuno di noi
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